IL CARDO MARIANO PIANTA ELETTIVA PER IL FEGATO

Silybum marianum (L.)

Il cardo mariano è una pianta officinale  annuale o biennale viene da secoli utilizzato come rimedio tradizionale nelle problematiche del fegato.

Il Cardo Mariano è una pianta a fusto eretto e vigoroso, ha foglie grandi, lobate, dal colore verde intenso, lucenti con striature biancastre e bordo spinoso e ciliato. I fiori, di un bel color violetto sono circondati da bratee spinose e riunite in grandi copolini. La fioritura avviene in estate, e la pianta può raggiungere il metro e mezzo d’altezza.
Questa pianta a carattere seminfestante particolarmente diffusa nell’area mediterranea e principalmente nell’Italia del Sud e del Centro, più raramente nel Nord-Italia. Si rinviene con una certa facilità nei campi incolti, nei pascoli, lungo i margini dei sentieri, tra le macerie.
Di essa, si utilizzano le foglie, la radice e i semi. Le foglie van colte in primavera e fatte essiccare in luogo ombroso e ventilato, mentre le radici si asportano in primavera o in autunno. Mondate dalla terra si fanno essiccare dopo averle tagliate a pezzi. I semi si raccolgono per scuotimento dei capolini essicati.

La parte della pianta che viene utilizzata è il frutto maturo essiccato e le foglie (meno attive).
Tale droga contiene un 1,5-3% di flavonolignani denominati collettivamente silimarina, che
costituisce il principale fitocomplesso farmacologicamete attivo.
La maggior componente della silimarina è la silibina o silibinina, una miscela 50:50 di silibina A e silibina B [1], oltre a silidianina [2], silicristina [3], e piccole quantità di isosilibina, anch’essa come miscela di diastereoisomeri trans.

Proprietà farmacologiche

Attività antiossidante
Silimarina e silibilina esercitano attività antiossidante in vitro reagendo con radicali liberi
dell'ossigeno a livello di piastrine, fibroblasti, e mitocondri epatici. Esiste anche un effetto antiossidante indiretto legato alla capacità del fitocomplesso di inibire il citocromo P450 la cui attività genera radicali liberi dell'ossigeno. La silimarina inibisce la perossidazione lipidica indotta da radicali liberi dell'ossigeno su globuli rossi del sangue umano provocando la stabilizzazione della struttura della membrana cellulare. La fosfodiesterasi AMPciclico dipendente viene inibita dal fitocomplesso, questo può essere uno dei possibili meccanismi d'azione antinfiammatoria dal momento che l'AMPc stabilizza le membrane lisosomiali ed un aumento della sua concentrazione può ridurre la degranulazione delle
cellule infiammatorie.

Attività epatoprotettive
Sono molti i meccanismi d'azione chiamati in causa per spiegare l'azione epatoprotettiva della silimarina, alcuni come la riduzione dei perossidi lipidici e l'azione scavenger dei radicali liberi, sono già stati elencati. Inoltre la letteratura scientifica riporta il cambiamento delle proprietà di membrana e la riduzione della fibrogenesi del fegato come ulteriori fattori protettivi. La sibilina si lega alla subunità regolatrice della RNA-polimerasi I dipendente dal DNA in prossimità del sito di legame degli estrogeni agendo come un effettore steroideo naturale; l'aumento dell'RNA ribosomiale nel fegato stimola la formazione di ribosomi e quindi la sintesi proteica. L’estratto contiene una grande quantità di fosfatidilcolina che previene lo sviluppo di fibrosi epatica.

Attività antinfiammatoria
Il principale effetto antinfiammatorio della silimarina sembra legato alla sua capacità di inibire il fattore nucleare trascrizionale-κB (NF- κB) che regola l'espressione di numerose molecole implicate nella risposta infiammatoria, nella sopravvivenza, crescita e differenziazione cellulare. In particolare NF- κB promuove la produzione di IL-1, IL-6, TNFα, INF-γ e GM-CSF (granulocyte macrophage colony stimulating factor).
In leucociti basofili umani inibisce il rilascio di istamina mediato da neutrofili. Inibisce inoltre il rilascio di istamina dei mastociti peritoneali di ratto e nelle cellule di Kupffer isolate di ratto ha inibito la sintesi di leucotriene B4. In vitro, i quattro isomeri hanno inibito l'attività della lipossigenasi e della prostaglandino-sintetasi.

Attività antivirale
Seppur utilizzata come terapia di supporto in epatopatie di origine virale, non è stata evidenziabile una diretta attività anti HCV.

Attività antitumorale
La silimarina si è rivelata capace di ridurre la proliferazione di cellule tumorali di varia natura (prostata, ovaio, seno, polmone, cute e vescica). Il meccanismo d'azione principale è da ricondursi con la modulazione dell'espressione di cicline, CDK e CDKinhibitors.
Inoltre è stato recentemente rilevato come la silimarina riduca l'aumento proliferativo di cellule causato dai raggi UVB, inibisce inoltre la densità microvascolare, la flogosi e le reazioni angiogeniche.
In alcuni tipi di cellula neoplastica (melanomi), la silimarina induce apoptosi.
L'attività antiangiogenica è stata dimostrata in diversi tipi di cancro, in particolare è stato dimostrato come queste molecole riducono la secrezione di Vascular Endothelial Growth Factor nelle cellule di carcinomi prostatici, mammari e polmonari.
Non di meno, attraverso l'interazione con il genoma e la modulazione dell'espressione genica di molecole quali MMP-2, u-PA, ERK1/2, AP-1 e NF- κB il fitocomplesso assume un ruolo antimetastatico molto importante.

Utilizzi clinici
epatiti acute e croniche
cirrosi indotte da alcool, farmaci e tossine
necrosi della cellula epatica
stenosi
fegato grasso
intossicazioni

Fondamentale:
in questo breve testo abbiamo fatto riferimento a dei principi attivi che qualificano e motivano l’attività del Cardo mariano ma tutto ciò è ovviamente “limitativo” difatti noi utilizzeremo sempore ed in ogni caso non l’estrazione dei principi attivi ma la pianta, Cardo mariano, nella sua totalità pertanto utilizzeremo sempre estratti in macerato idroalcolico di pianta fresca.

Posologia: 40 – 50 gocce in poca acqua prima dei tre pasti

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