Mostra delle Piante spontanee ed officinali Maniago

Domenica 10 settembre 2012, si è svolta la mostra delle piante spontanee ed officinali nel parco di Maniago. Una Mostra speciale, creata dall'attività del CAI di Maniago, che con passione hanno raccolto le piante del territorio e delle montagne,  per trasformare questa annuale mostra in un'occasione di incontro, sia per gli appassionati (botanici, erboristi e naturalisti) sia per i cittadini che non vogliono  dimenticare la propria cultura delle erbe, tramandata dalle generazioni che ci hanno preceduto.

Stupendo e vedere le persone, "non più giovani", ritornare bambine e riconoscere le le della propria infanzia e dei luoghi in cui hanno vissuto.

La natura ha bisogno di tranquillità, di silenzi dove le parole si mescolano con i ricordi ed il riflesso del sole che brilla tra i rami. Le parole dette con "il cuore e la passione" annodado le affinità tra le persone che quà si sono incontrate, anche  per la prima volta, ma che si sono immediatamente riconosciute in una  comunione di curiosità e sete di sapere per quelle meraviglie che la natura ogni giorno ci dona, in quella intifina danza della creazione.

più di 300 specie di piante in mostra nel parco di Maniago
Tavolo Piante Velenose

 Frangula alnus fam. Rhamnaceae - pericolosa
La frangula è un alberello che cresce frequente nelle brughiere, nei boschi, lungo i corsi d’acqua; misura in media dai 2 ai 4 metri ed  ha un portamento che ricorda quello del nocciolo.
I principi curativi si trovano tutte concentrate nella corteccia, che deve essiccata scrupolosamente ed usata preferibilmente l’anno seguente dalla raccolta, se usata fresca è pericolosa e potrebbe causare capogiri e vomiti violenti. Il principio attivo più importante è dato dalla "frangulina", lassativa da “contatto”.
Ovviamente come spiegato e riaffermato nei nostri corsi di Erboristeria, i lassativi, anche erboristici, non vanno mai usati, perchè dannosi e non risolvono i problemi, mentre è più logico e saggio curare l’intestino e modificare l’alimentazione (vedi colite – vedi vaccinium vitis i. e semi di psillio).
Lonicera nigra - fam. caprifoliaceae - tossica

Piccolo arbusto caducifoglio, alto sino a 1,5 mt, con rami a corteccia bruna, bruno-nerastri da giovani, desquamantesi;Foglie opposte, brevemente picciolate e lamina oblungo-ellittica arrotondata o ottusa all'apice, di 2,5-5 x 4-7 cm;Fiori appaiati su peduncolo comune di 2-4 cm (lungo 2-4 volte i fiori) corolla bilabiata, rosea esternamente e internamente bianca, fiorisce da maggio a giugno;
Il frutto è una bacca sferica, pendula, appaiata, nero-pruinosa, di 7-10 mm, matura da agosto a settembre.
In erboristeria si usa: Estratto da gemme 1 DH.
Attività farmacologica: bechica, antinfiammatoria e diuretica.
Indicazioni terapeutiche: tosse, pertosse, bronchite, ritenzione dei liquidi…
Lonicera Alpigena - fam. caprifoliaceae - tossica
Arbusto caducifoglio (chianato anche madreselva) a portamento eretto, alto sino a 3 mt, giovani rami bruno-rossastri con due coste longitudinali. Foglie opposte di 5-8 x 10-14 cm, picciolate, a lamina ellittico-acuminata e bordo ondulato, lucida e verde scuro superiormente, più chiara di sotto. Fiori bisessuali a simmetria bilaterale, appaiati su un peduncolo di 2-5 cm, all'ascella delle foglie, corolla labiata, imbutiforme, verde-gialliccia o rosso-bruna, fiorisce da maggio a luglio.
Il frutto è una bacca subsferica del diametro di 10-12 mm, concresciuta a 2 e di colore roso lucido, matura da agosto a settembre.
Le bacche sono tossiche e possono provocare vomito, crampi, convulsioni e disturbi renali.

Ligustrum vulgare - fam. oleaceae - tossico

Il Ligustrum vulgare è un arbusto o piccolo albero caducifoglio in climi più freddi,mentre con clima più temperato tende a mantenere le foglie anche in inverno.
Le parti tossiche della pianta sono le foglie, i frutti e la corteccia.
L'intossicazione può avvenire per contatto e ingestione.
Per contatto cutaneo si possono verificare irritazione e dermatite allergica, per ingestione sintomi che si possono riscontrare sono diarrea, vomito, nausea, dolori addominali.

Taxu baccata - fam. taxaceae - mortale
Il Tasso è un albero legato alla stessa storia dell'uomo sia  a causa del suo principio attivo velenoso, sia per la resistenza del suo legno, utilizzato per la costruzione di archi dall’eccezionale potenza di lancio, dalla fine dell’era glaciale fino a due secoli fa. L'arco dell’uomo dei ghiacci del Similaun, un cacciatore di 3300 anni fa, ritrovato nei ghiacci delle Alpi  Venoste, e gli archi lunghi inglesi nel Medioevo erano di Tasso. Il suo stesso nome deriva dal greco "taxùn" ("freccia"), nel senso letterale del termine, cioè che con il suo veleno si intingevano punte di freccia. "Baccata" perchè i suoi semi sembrano delle bacche, ma in realtà sono falsi frutti.
Pianta tossica e mortale in tutte le sue parti (ad eccezione della polpa degli arilli – finti frutti) diventata pianta della vita dopo la scoperta nella sua corteccia del taxolo.
Il taxolo ha un effetto narcotico e paralizzante sull'uomo e su molti animali domestici, a causa del suo effetto sui microtubuli (che formano l'impalcatura delle cellule). Il contenuto di taxolo nel tasso europeo vanno dallo 0,001% nel fusto allo 0,0006% nei rami. Il taxolo è commercializzato come antitumorale con il nome di Paclitaxel. La duplice attività tossica e medicamentosa del taxolo, era giù ben conosciuta ai tempi dei Romani (nel "De bello gallico" di Cesare era descritto come veleno letale) e delle tribù indigene dell'America nord-Occidentale,  usavano estratti dalla corteccia del tasso americano come disinfettante, abortivo e addirittura anti-melanoma. Ad Ecate, regina latina delle streghe e della magia, il tasso era sacro e a questa divinità si immolavano tori neri adornati con ghirlande di tasso.

Daphne mezzereum - fam. thymelaceaceae - tossica

Piccolo arbusto caducifoglio alto sino a 120 cm, con rami grigio-bruni, pelosi da giovani. Fioritura da febbraio a maggio, i fiori di color rosa carico hanno un profumo molto intenso e fiorisce quando ancora non ci sono le foglie, da qui il nome Fior di stecco. 
Tutte le parti di questa pianta sono molto tossiche (specialmente lebacche). Il suo succo ad esempio produce una forte azione irritante e produce delle vesciche sulla pelle. Le bacche se ingerite possono causare dei sintomi simili al soffocamento.
Solanum Nigra - fam. solanaceae - tossica
Pianta erbacea annuale o perenne, con radice a fittone, con fusti a due striature longitudinali, angolosi e alti sino a 80 cm. Le foglie sono alterne, ovali, intere o marginate, con denti radi. I piccoli fiori sono riuniti all’ascella delle foglie, hanno calice conico, corolla a 5 petali appuntiti di colore bianco con antere gialle riunite a cono. I frutti sono bacche globose, prima verdi, poi nere, piene di minuscoli semi.
Nota In letteratura si legge che 10 bacche possono essere sufficienti a provocare una paralisi degli organi motori e delle fibre sensitive.
Le parti aeree sono sedative e vengono utilizzate per la preparazione di pomate antidolorifiche a livello locale.
Il succo ricavato dal frutto veniva utilizzato dalla medicina popolare come analgesico per il mal di denti.
Pianta usata in omeopatia.

 Ranunculus acris - fam. ranunculacea
Ha fusto cavo alla base, molto ramificato e ricco di fiori in alto.
Le foglie sono palmatosette, picciolate alla base, sessili all'apice.
I fiori sono di colore giallo brillante, con numerosi stami.
I frutti sono acheni verdi, circa tondeggianti, molto piccoli (diametro ca. 3 mm), provvisti di un corto becco.
Pianta velenosa in tutte le sue parti in particolare fusto e linfa.

Ruta graveolens - fam. rutaceae - pericolosa
Pianta erbacea a fusto ramoso, alta fino a 80 cm, con foglie alterne, pennato-composte, divise in segmenti spatolati o lineari. I fiori, giallo-verdognoli, sono riuniti in corimbi apicali.
Le foglie fresche possono essere usate con moderazione per insaporire insalate, carni, pesci, oli e aceti aromatici. Molto usata per la preparazione di un tipo di grappa aromatica.
Erboristeria - proprietà terapeutiche: emmenagoghe, sedative, digestive, carminative, vermifughe.
L'erba della ruta era ritenuta l'erba contro la paura, Si metteva in tasca, appunto, quando si dovevano affrontare situazioni di paura e le case in cui cresceva erano ritenute privilegiate. Coltivata vicino alle abitazione contro i morsi dei serpenti e per tenerli lontani dall’abitazione.
Pericolosa, abortiva.
In omeopatia la Ruta è una pianta vulneraria organo specifica di grande utilità nelle distorsioni delle caviglie e dei polsi e nell’astenia visiva. Le diluizioni che rispondono meglio sono quelle basse dalla 5CH alla 7CH.


Euonymus europaeus - fam. celastraceae
Arbusto - alberello caducifoglio, alto sino a 6 mt., legno con odore di mela, rami opposti, cilindrici ma più o meno quadrangolari da giovani.Foglie opposte, con picciolo di 4-8 mm, lamina lanceolata acuta a margine finemente seghettato.Fiori in cime ascellari, piccoli, con 4 petali giallo-verdicci, fiorisce da aprile a giugno.Capsula quadrilobata (chiamata beretta del prete), di colore rosso, con 4 semi ovoidi circondati da un involucro arancione, maturi da agosto a ottobre.
Il nome Euonymus deriva dal greco e significa "Ben nominato" con allusione al carattere velenoso di queste pianta, infatti, le divinità vendicatrici erano chiamate dai greci "il popolo cortese" e la loro madre Euonyma cioè "colei il cui nome è buono".
Il nome volgare "Berretta da prete" si riferisce alla rassomiglianza della forma dei frutti con il caratteristico cappello a tricorno dei prelati, mentre "Fusaggine" deriva dall'uso che si fa del legno per costruire fusi per filare.
La pianta è tossica in tutte le sue parti con azione purgativa ed emetica; 
corteccia, frutti e semi contengono il clucoside Euonimina ad effetto purgante drastico e in particolare i frutti possono dar luogo ad avvelenamenti che si manifestano con coliche, crampi e, nei casi più gravi, morte.
I frutti, essiccati e polverizzati, venivano un tempo impiegati come insetticidi e antiparassitari per animali e per l'uomo /pidocchi).
Il decotto ottenuto dai semi, frutti e corteccia era utilizzato, per uso esterno, contro la scabbia degli animali domestici.

Tamus communis - fam. discoreaceae- velenoso

Pianta erbacea perenne provvista di una robusta radice carnosa, simile a un tubero, da cui, in primavera, si originano i fusti eretti simili ai turioni degli Asparagi ma con l'apice incurvato verso il basso; quando si sviluppano, i fusti si attorcigliano sugli arbusti, vicini.
Il tamaro è da considerarsi pianta velenosa per la presenza di alcuni principi attivi tossici, soprattutto nelle bacche e nella radice.
La parte più tossica si trova nella radice, usata in passato nella farmacopea popolare per la cura dei geloni e dei reumatismi e come lassativo. Ha proprietà emetiche, rubefacenti, purgative. Per le proprietà rubefacenti e stimolanti puù essere utile anche come rinforzante del cuoio capelluto. Le caratteristiche dei principi attivi sconsigliano fortemente l'uso non controllato anche per via esterna, in quanto può comportare effetti collaterali di una certa gravità (reazioni allergiche, vomito, diarrea).
Uso in cucina: Pianta velenosa; i frutti possono essere mortali. Tuttavia i giovani germogli sono largamente usati e consumati come quelli del luppolo o dei comuni asparagi.
Anche la radice è commestibile se ben cotta... da sapere ma non da provare.
Curiosità In Francia il Tamaro è noto come "Herbe aux femmes battues", cioè "erba per le donne picchiate". Tale denominazione nasce dall'uso terapeutico della polpa grattugiata della radice applicata come impacco su contusioni, ematomi e distorsioni.

Solanum dulcamara - fam. solanaceae - tossica

Pianta erbacea lianosa perenne con fusti basali legnosi, la radice è rizomatosa, i fusti sono erbacei, glabri o leggermente pubescenti e di forma cilindrica, lunghi fino a 2 metri, striscianti a terra o eretti per arrampicarsi. Le foglie sono ovate o lanceolate, picciolate e alterne, le basali sono intere e quelle dei fusti intere o divise in lobi, che verso il picciolo sono più piccoli e cuoriformi; l'infiorescenza è panicoliforme e porta fino a 30 elementi fioriferi, i fiori sono campanulati e di colore violetto con 5 petali, eretti alla fioritura e ricurvi verso il picciolo ad avanzata fioritura, hanno ognuno 2 macchie verdastre alla base, hanno 5 stami con antere gialle, sono connati attorno allo stilo che spunta leggermente ed ha lo stimma capitato. I frutti sono ovali, dapprima verdi e a maturità rossi.
La parte più velenosa sono le bacche (specialmente immature) che se ingerite (alcuni testi indicano in 10 bacche una quantità pericolosa) possono causare vomiti, diminuzione della frequenza del respiro e alla fine anche morte per paralisi respiratoria.  La solanina in particolare è una sostanza narcotizzante che colpisce il sistema nervoso centrale.
Proprietà curative tradizionali (da non usare): sudorifera (agevola la traspirazione e favorisce la sudorazione), depurativa del sangue (facilita lo smaltimento delle impurità), ma ha anche una leggera azioni ipnotica e anafrodisiaca; utile contro la tosse, usta per il trattamento dei reumatismi, della gotta e di alcune forme di dermatosi.

Actea spicata - fam. ranunculaceae

Pianta erbacea perenne glabra con radice rizomatosa, carnosa e strisciante.
Presenta un fusto semplice eretto e striato,con foglie pennatosette irregolarmente dentate portate da un lungo picciolo. L' infiorescenza è un racemo con fiori biancastri poco appariscenti. I suoi frutti sono delle bacche verdi, che a maturità possono essere di colore nero violaceo.
Tutta la pianta è velenosa. Le radici di questa pianta secondo la medicina popolare hanno proprietà purgative, diuretiche (facilita il rilascio dell'urina), antiasmatiche, sedative bronchiali, espettoranti (favorisce l'espulsione delle secrezioni bronchiali), antiparassitarie. Ora questi impieghi sono stati abbandonati a causa della sua tossicità. Specialmente le bacche, se ingerite, provocano non pochi problemi intestinali e perfino perdita di conoscenza; in altri casi l'ingestione delle bacche può portare ad arresto cardiaco e morte.
In teoria si potrebbe usare (omeopati) il macerato idroalcoolico ricavato dalle radici,  per trattare l'artrite deformante, artrosi, edemi, crampi, rigidità articolare,  bronchite catarrale, asma bronchiale, pertosse, contro la scabbia e i pidocchi.
Noi ne escludiamo il suo utilizzo.

Datura stamonium - fam. ranunculaceae

Pianta erbacea a ciclo annuale, presenta una radice a fittone, fusiforme, e un fusto eretto, con biforcazioni ramose e altezza che può raggiungere anche i due metri. La fioritura, molto bella,  avviene tra luglio ed ottobre; i fiori rimangono chiusi durante il giorno per poi aprirsi completamente la notte, emanando un intenso e penetrante
La  Datura stramonium è una pianta estremamente pericolosa ed in molti casi mortale. Detta anche “erba del diavolo” o “erba delle streghe” si riferiscono alle sue proprietà allucinogene, sedative e narcotiche.
In passato era famosa per l'uso nei rituali magico-spirituali degli sciamani, dei druidi e dalle streghe europee. L’assunzione avviene prevalentemente bevendo decotti/tisane ma può essere anche fumata o masticata. Dopo una sensazione di euforia ed esaltazione spesso con allucinazioni si cade in stato di trans ipnotico.
Si tratta di una pianta altamente velenosa e  può essere fatale causando una paralisi del sistema respiratorio, istinti suicidi  omicidi (ne bastano pochi grammi).
Secondo la tradizione si tramanda che le streghe ne facessero uso anche nelle loro pozioni d'amore. Questa erba non veniva solo ingerita, ma era uno degli ingredienti degli unguenti che le donne si spalmavano e che veniva assorbito durante le danze dei sabba. L' effetto allucinogeno poteva essere simile a quello di un volo il che spiega la convinzione, piu' volte ribadita nelle confessioni, di aver attraversato i cieli trasportate dal demonio, il famoso "volo delle streghe".

Convallaria majalis - fam. Liliaceae - Mughetto
Piccola perenne rizomatosa, diffusa nei boschi di pianura e di media collina. I rizomi carnosi si sviluppano allargandosi poco profondamente, ognuno di essi produce due foglie lanceolate, larghe ed erette, leggermente carnose, di colore verde. In primavera inoltrata tra le due foglie si sviluppa un sottile fusto eretto, che porta alcuni fiorellini di colore bianco, a forma di campanula, intensamente profumati; in estate ai fiori seguono piccoli frutti tondeggianti, di colore rosso, che contengono alcuni semi scuri.
Questa pianta è velenosa in tutte le sue parti escluso il rizoma, a causa del suo contenuto in glicosidi cardioattivi tra cui la convallatossina che possiede attività cardiocinetica 10 volte superiore a quella della digitossina: di conseguenza se ne sconsiglia l'uso senza il consiglio del medico; può avere azione emetica (stimolante il vomito), purgativa drastica e cardiotossica

Aconitus napellus - fa. ranunculaceae - mortale

Dal greco: pianta velenosa (aconitum). La pianta più velenosa della flora italiana.
La pianta infatti risulta conosciuta fin dai tempi dell'antichità omerica. Veniva usata come simbolo negativo (maleficio o vendetta) nella mitologia dei popoli mediterranei.
Il nome del genere sembra derivare anche dall'uso che se ne faceva in guerra: dardi e giavellotti con punte avvelenate.
Usata in antichità anche durante le guerre come fumo “mortale” nelle trincee o cunicoli già 1000 ac. Nel 800 dc in Cina le prime bombe a gas di aconito.
Pianta molto bella la cui fioritura si verifica fra luglio e settembre con fiori a forma di elmo, generalmente di colore blu scuro..
Tutte le parti della pianta e in particolare le radici sono tossiche per il contenuto in alcaloidi, il principale dei quali è l’aconitina.
L’Aconito è una pianta dalle forti doti curative ma estremamente velenosa difatti se parti della pianta vengono ingerite, immediata è la comparsa del prurito che dalla bocca si estende a tutto il volto, seguito da sensazione di freddo, sudorazione, dilatazione delle pupille, vomito, diarrea sanguinolenta e grave affaticamento. A volte si sono avuti intossicazioni e fenomeni irritativi locali solo tenendo un mazzo di questa pianta nelle mani, perchè i principi attivi vengono assorbiti anche attraverso la pelle.
Bastano pochi grammi di radice per determinare la morte.


Aconitum paniculatum - fam. ranunculaceae - mortale
Pianta erbacea perenne. Pianta alta sino a 1,2 mt, con fusto eretto, glabro, nell'inflorescenza ghiandoloso-pubescente;
Foglie basali con picciuolo eretto e lamina pentagonale, completamente divisa in cinque segmenti digitati rombici, larghi 1/3 della lunghezza, foglie cauline simili ma con picciuolo progressivamente ridotto;
Inflorescenza a pannocchia con rami divaricato-subpatenti, fiori di 3 cm su peduncoli di 1-2 cm, violetti.

Pianta velenosa - mortale.

Aconitum vulparia - fam. ranunculaceae
Dal greco aconiton, nome di una pianta usata per avvelenare lupi e volpi. L'aconito sarebbe nato dalle gocce della bava di Cerbero, infuriato, mentre Eracle lo trascinava fuori dagli inferi (l'ultima delle fatiche di Eracle).
Ovidio afferma che Aconiton deriverebbe da akone, pietra, perchè la pianta spunta su terreni rocciosi.
Pianta perenne, 80-150 cm, foglie palmate e molto suddivise.
Fiori tubulari, bianchi o giallastri.
Pianta velenosa - mortale.
Aethusa cynapium - fam. umbelliferae - velenosa

Aethusa cynapium o Cicuta aglina o Cicuta minore: v. Omeopatia, Umbelliferae

Pianta appartenente alla famiglia delle Umbelliferae, si utilizza la pianta fresca in fiore con la radice, in essa è contenuta un alcaloide simile alla cicutina.

Non si impiega in fitoterapia, in quanto è velenosa, ma trova impiego in omeopatia, in diluizioni a partire dalla D 3, D4 in su.
Polygonatum multiflorum - fam. Liliaceae- velenosa
Pianta perenne alta sino a 80 cm, con rizoma ad intenso odore di sambuco, fusto più o meno inclinato, cilindrico, in alto un po' angoloso.
Nella medicina popolare viene utilizzato il rizoma, che ha proprietà antireumatiche, antigottose e astringenti. Fresco e pestato oppure in compresse imbevute del suo decotto concentrato, è usato esternamente contro i foruncoli e paterecci. Nelle contusioni e distorsioni favorisce il riassorbimento di edemi ed ematomi.
Intossicazione: le bacche provocano vomito, diarrea, rallentamento del polso che diventa anche irregolare, ipoglicemia.
se ingerite, possono causare intossicazioni anche mortali.
Curiosità: è  antica credenza che il sigillo di Salomone allontani gli spiriti cattivi.
In alcune località i giovani getti vengono consumati cotti, come gli asparagi.
Note: uno o due milligrammi di aconitina possono provocare la morte di un adulto e fenmeni tossici di una certa gravità possono manifestarsi anche a dosi terapeutiche.


Atropa belladonna - fam. solanaceae

Atropa significa crudele, mentre Belladonna perchè nel rinascimento le dame usavano questa pianta per dare colorito al viso e lucentezza agli occhi.
I fiori sono ermafroditi, ascellari e penduli; presentano un calice a 5 sepali ed una corolla a 5 petali di forma campanulata-tubulosa e di colore violaceo cupo. Pianta erbacea e perenne, dotata di un grosso rizoma dal quale si sviluppa un fusto robusto, eretto e ramificato, di altezza compresa tra i 70-150 cm. Le foglie sono semplici, picciolate, di forma ovale-lanceolata, alternate;

Attività farmacologica: narcotica, antispastica, analgesica; riduce le secrezioni della bocca, dei bronchi e dello stomaco.

Usata in farmacia ed in omeopatia…da evitare in ogni caso visto che il nostro organismo non tollera l’aggressione di “veleni” anche se diluiti. Preparazioni galeniche, diluite, venivano usate come antispastico per l’apparato digerente

Curiosità: Prima della comparsa dei moderni anestetici, quest’erba veniva applicata alla pelle dei pazienti per renderli incoscienti prima dell’operazione, il preparato era detto”pomata dello stregone”. Vuole la leggenda che le streghe si recassero ai sabba a cavallo di scope volanti che cospargevano con questi unguenti prodigiosi.

Una filastrocca inglese così enunciava:
“caldo come una lepre” (aumento della temperatura corporea)
“cieco come un pipistrello” (dilatazione pupillare e paralisi dell’accomodazione), “secco come un osso” (blocco della sudorazione e della salivazione), “rosso come una barbabietola” (congestione del volto e del collo) e “matto come una gallina” (eccitazione psico-motoria, allucinazioni).


Colchicum autumnale - fam. liliaceae
Pianta erbacea perenne, dal cui bulbo ovale e profondo, sul finire dell'estate spuntano direttamente uno-tre fiori bianco rosati, ciascuno dei quali forma nella parte inferiore un tubo delicato e chiaro, lungo anche 20 centimetri. Le foglie, grandi, lanceolate, lucide e leggermente carnose, compaiono in numero di due o tre nella primavera successiva e accompagnano generalmente il frutto, il quale è una capsula grande come una noce. La piantina vive in colonie. 
Tutta la pianta è velenosa, specialmente i semi e il bulbo. 
Nella tradizione popolare: nella gotta acuta, ma non nella cronica. La pianta è stata abbandonata come diuretico, analgesico e antinfiammatorio nei reumatismi e nelle artriti. Il dosaggio individuale infatti è difficile da definire, l'azione è incerta e fenomeni di accumulo provocano avvelenamenti anche molto gravi. 
Esternamente: in pomata, ha azione antipruriginosa, antinevralgica, analgesica. 
Evitate sempre di usare le piante velenose.
Senecio inaequidens - fam. compositae - tossica
Descrizione: Pianta perenne, erbacea, molto invasiva, radici poco profonde, fusti legnosi alla base, striati, ramificati, altezza 30÷100 cm. Le foglie sono alterne, glabre, lanceolato-lineari, lunghe 3÷10 cm, larghe 3÷4 mm, con apice acuto,  con margine irregolarmente dentato.
Fiori iirregolari, capolini gialli reclinati prima dell'antesi, fiori periferici linguati.
Questa specie, tossica per il bestiame, diminuisce con la sua presenza il valore delle aree a pascolo e modifica significativamente, uniformandolo, il paesaggio.
Proveniente dal Sudafrica con semi importati attraverso il vello degli animali utilizzati dall'industria laniera, si è propagata velocemente in buona parte dell'Europa. 
Vicetoxicum officinale - fam. Asclepiadaceae
Etimologia: il nome del genere deriva dalla credenza che la pianta fosse antidoto contro i veleni. E’ una pianta perenne, di aspetto erbaceo, eretto, con fusto lignificato alla base alta sino a 1 m.
Le foglie hanno breve picciolo, sono sparse, più o meno opposte, lanceolate con apice acuminato, di colore verde scuro. I piccoli fiori bianco-crema, raccolti in cime corimbose all’ascella delle foglie, sono ermafroditi, calice e corolla sono divisi in 5 lobi. I frutti sono follicoli fusiformi lunghi 5 cm con numerosi semi piumosi.
Attività farmacologica: sudorifera,  diuretica e stimala il vomito.
Pianta da non usare.
Helleborus odorus - fam. ranunculaceae
Helleboro significa cibo mortale. Nell'antica Grecia  i miti indicavano questa pianta come guaritrice dalla pazzia. Helleboro odoroso differisce dall'Helleboro nero principalmente per il colore verde giallastro dei fiori, che sono odorosi, e per le foglie, che hanno segmenti più stretti, lanceolati, a loro volta anche suddivisi, dentati a partire quasi dalla base.


Impiego terapeutico.
Poichè oltre ai medesimi glucosidi dell'helleborus niger (elleborina e elleboreina) contiene anche diversi alcaloidi e tracce di aconitina, la sua azione è ancor più violenta. 
Un tempo il rizoma, pestato e fatto bollire nel vino bianco oppure lasciato macerare nella grappa, era un rimedio popolare e rischioso contro la rogna.
 

Sanbucus ebulus - fam. caprifoliaceae
Il sambuco selvatico è una pianta perenne che raggiunge i 160 cm di altezza, dal fusto glabro indurito con listelli lisci in rilievo; le foglie sono opposte e formano un rametto nella parte superiore del fusto. I fiorellini sono di colore bianco ed il frutto è una bacca rotonda molto succosa.
Parti velenose della pianta Le parti verdi di Sambucus ebulus sono velenose.
La drupa nera è drasticamente purgativa, attenzione dunque a non confonderla con quella del sambuco arboreo (Sambucus nigra L.) che, come noto, è utilizzato nella confezione di liquori e marmellate e come colorante di vini o altri prodotti commestibili.  
Proprietà farmaceutiche I frutti di questa specie sono tossici e non vanno, quindi, confusi con quelli, molto simili, del Sambucus nigra che è una pianta legnosa, con fiori bianchi a corimbo rivolto verso il basso.
Veratrum nigrum - fam. Liliaceae - tossico
Pianta erbacea perenne, con rizoma corto e carnoso.
Ha fusto semplice, eretto, cilindrico, cavo internamente, alto fino a un metro e mezzo. LE foglie sono alterne, grandi, ovali o ellittiche (più strette le superiori), intere, a nervature parallele (lungo cui sono pieghettate), di sotto tomentose.
I fiori, numerosi, generalmente giallo-verdastri e dall'odore poco gradevole, sono raccolti in un'ampia pannocchia terminale.Il frutto è una capsula.

Parti velenose. Tutta la pianta, in particolare il rizoma.
La pianta è conosciuta fin dall'antichità. Il succo del rizoma, anticamente, era adoperato per avvelenare le frecce.

Attenzione

Ancora oggi si verificano gravi inconvenienti dovuti alla raccolta per errore del rizoma del veratro al posto della radice ingrossata della genziana maggiore (Gentiana Lutea - Gentiana symphyandra), che è ricercata per i suoi principi amari.
Dal momento che la raccolta avviene nel periodo di riposo vegetativo (da ottobre a marzo-aprile), quando i fusti sono secchi, e poichè genziana e veratro possono crescere nello stesso ambiente, è necessario essere assai prudenti. Tuttavia risulta facile distinguere l'una dall'altro osservando la disposizione delle foglie sul fusto: quelle del veratro sono alterne (ovvero sono disposte ciascuna a livelli differenti rispetto alle altre), mentre quelle della genziana sono opposte (cioè  inserite sul fusto a due a due, allo stesso livello, l'una di fronte all'altra).





da sinistra Vittorio Alberti Erboristeria Armonia - Quero (BL) 
Adriano Bruna botanico CAI Maniago

 Giuseppe Rigo Erboristeria Bionatura 
Roveredo in Piano - PN


Vi ringraziamo per la Vostra cortese attenzione.


Vittorio Alberti  Erboristeria Armonia 
Via Nazionale n. 74 b Quero (Bl)Tel. 0439 788443 - 366 45 95 970

e-mail: armonia.salute@fastwebnet.it

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