Helichrysum italicum - Sardegna Dott.ssa Silvia Nogarol Erboristeria di Ceneda - Vittorio Veneto

Helichrysum italicum:  
dal seme all’olio essenziale

Una tesi vissuta e poi scritta

Un Amore al primo “olfatto”.

Cosa si percepisce appena si scende dal traghetto in Sardegna? Un profumo che non si sente in nessun’altro posto,un profumo che ti rimane nelle narici, impresso per sempre. Man mano che ci allontana dalla costa e dal mare e si entra nell’entroterra, il profumo si fa sempre più intenso. Inizialmente ci si chiede cosa sia, viene spontaneo pensare a qualche pianta
Helichrisum italicum
particolare, qualche albero, addirittura qualcosa nell’aria, che diventa un ricordo vivo nel cuore e che fa innamorare.
Dopo un’attenta osservazione si scopre che è la macchia mediterranea. Quella sinergia di piante tipiche che insieme inebriano. Ma nella macchia mediterranea ci sono tante piante, allora si comincia ad annusarle una per una, scoprendo con rammarico che alcune sono molto verdi e non hanno nessun profumo intenso caratteristico e altre sono piccole piante dal profumo quasi impercettibile. Solo in alcune zone costiere,lungo i litorali sabbiosi e nelle zone interne in terreni pietrosi, aridi, nei prati fluviali però quel profumo ritorna a farsi sentire, forte, vivo, intenso, penetrante.
Queste sono le zone in cui nasce,cresce e vive l’Elicriso.
Zone aride, secche, climi subdesertici, molto illuminati.
E’ incredibile come questo piccolo suffrutice perenne, che forma cespuglietti alti non più di 50 cm abbia un profumo così forte e spicchi su tutte le altre
piante, con i suoi piccoli fiorellini gialli, che al sole risplendono e sembrano illuminarsi, come piccole lampadine.
Molte volte non è nemmeno conosciuto dalle persone del luogo,a meno che qualcuno non glielo faccia notare.

Appartiene alla famiglia delle Asteraceae (composite) una vasta famiglia di piante dicotiledoni dell'ordine delle Asterales.
 
Coltivazioni in Sardegna di Elicriso
FITOGRAFIA

I fusti sono legnosi, contorti e ramificati.
Le foglie sono inserite alternativamente sul fusto,sessili,lineari,di lunghezza variabile a seconda della sottospecie,presentano una sola nervatura centrale,hanno il margine convoluto,ricoperte da un fitto tomento.
I fiori sono capolini bulbosi ed emafroditi, riuniti in corimbi composti, in posizione terminale, campanulati, conici, piccoli, inseriti con un corto peduncolo; sono muniti di un involucro, formato da squame, giallo-brunastre, ottuse, disposte in più file, embriciate e lanuginose.
Il frutto è un piccolo achenio (frutto secco), ovale con la superficie dura e cosparsa da numerosi tubercoli, dotato di un pappo (appendice piumosa per sfruttare il vento nella
diffusione). La specie comprende due sottospecie: Ssp. italicum (più sviluppata,a rami eretti.
Le foglie sono lunghe, alterne e lineari con squame involucrali prive di ghiandole, pelosità ridotta, fascetti ascellari assenti) e Ssp. microphyllum (bassa, con rami più corti, decombenti, foglie più piccole, squame ghiandolosa sulla faccia esterna, pelosità folta e densa, getti sterili).

NOTE ETNOBOTANICHE
Raccolta di Elicriso - Sardegna

Il nome Helichrysum deriverebbe dal greco hluoz (=sole) e krusoz (=oro), letteralmente “sole dorato”; secondo altri il nome ricorderebbe la spirale dorata formata dalle squame gialle dell’involucro del capolino: elix (=spirale) e krusòz (=oro), “spirale dorata”.
Nel linguaggio dei fiori significa “fedeltà perenne”, “amore senza fine”, simbologia dovuta alla durata dei fiori. Il suffrutice era ben conosciuto sin dal tempo dei romani. Plinio la descriveva come una pianta dal caratteristico odore sgradevole. Nella sua Naturalis Historia-al 25° cap. del XXI libro- comunque la apprezza per i suoi fulgidi corimbi dorati, non soggetti a imputridire «i pendenti corimbi, che mai si putrefanno, quando son percossi dai raggi del sole risplendono come se fosser d’oro». I “minuscoli bottoncini d’oro” servivano per confezionare ghirlande destinate a decorare le effigi degli dei. Viene ancora menzionato perché le donne, bevendo il vino mescolato con foglie di elicriso tritate regolavano il flusso mestruale. In pozione col vino costituiva un valido antidoto al veleno dei serpenti. «La infusione fatta nel vino apre l’oppilazione del fegato. Il perché si da utilmente nel trabocco del fiele e nei principii dell’hidropisia. Dassi utilmente l’erba in polvere o la sua decozione a l’urina ritenuta, perciò purga i reni e fa urinare …; medesimamente bevuta da digiuno in vino bianco inacquato, prohibisce il catarro». (Castore Durante) .Veniva usato anche per combattere le tignole. Ciò spiega anche il nome sardo “skova de Santa Maria”: i suoi rami servivano per confezionare scope con cui allontanare gli insetti dalle case. Il nome sardo “munteddos o monteddos” è riferito ad un’antica leggenda: la Madonna vi avrebbe steso la copertina del Bambino Gesù e la pianticina avrebbe assunto miracolosamente l’intenso profumo aromatico.

DROGA, PRINCIPI ATTIVI, FITOTERAPIA
olio essenziale di Elicriso

La droga è costituita dalle sommità fiorite,che vanno raccolte in piena fioritura,da maggio ad agosto,recidendo uno stelo di non più di 10 cm,evitando la parte legnosa sottostante.

Composizione
Contiene flavonoidi, un olio essenziale formato da idrocarburi terpenici (nerolo, acetato di nerile, geraniolo, eugenolo), flavonoidi (elicrisine)  fenoli, diterpeni, triterpenoidi, polifenoli, tannini, fitosteroli, sali minerali.  
L’olio essenziale è ottenuto per distillazione in corrente di vapore.
Si tratta di un’estrazione molto delicata e laboriosa, dove la parte di pianta utilizzata nella distillazione va raccolta in tempo balsamico, perché mantenga intatti tutti i suoi principi attivi e messa subito nel distillatore. Non resta altro che attendere poi che l’olio essenziale inizi a  scendere goccia a goccia, per poi essere raccolto e confezionato in piccolee boccette di vetro di color scuro da conservare al buio.

La resa è molto bassa e questo giustifica i costi molto alti di pochi ml di olio essenziale puro. Se ottenuto correttamente però è un olio estremamente prezioso, con innumerevoli proprietà, dal profumo forte e pungente, per alcuni sgradevole. 

L’Elicriso  è poco  conosciuto come pianta ad uso officinale, ma inizialmente il suo olio essenziale venne utilizzato per curare problemi di pelle, come la psoriasi.
Vennero studiate le sue proprietà e si constatò che fosse un antiallergico (asma allergica), antieritematoso (anche eritemi solari), foto protettivo, bechico, balsamico, espettorante in caso di bronchiti , antiedematosa su botte o contusioni, varici o flebiti.

Attività Farmacologica

Uso interno:
coleretica (aumenta secrezione bile),
Dott.ssa Silvia Nogarol - Elicriso - Sardegna
diuretica,
antinfiammatoria epatica,
antispasmodica,
balsamica bronchiale,
antireumatica.

Uso esterno:
antibatterico
antimicotico

Indicazioni Terapeutiche:

Uso interno:
 epaticocolecistopatie
ipercolesterolemia
turbe digestive da insufficienza epatica
bronchiti
reumatismo cronico

Uso esterno:
in olio essenziale diluito a secondo dei casi in olio di mandorle dolci
micosi
infezioni psoriasi
dermatiti
Preparazione dell'Elicriso per la distillazione
lenitivo
antinevralgico
scottature solari 
lesioni da acne
punture insetti (puro)

In Cucina

Le foglie dell’elicriso forniscono un moderato aroma di curry e possono essere impiegate per insaporire risotti, minestre, carne di pollame e ripieni.

Dott.ssa Silvia Nogarol
Naturopata, Erborista responsabile scientifico del
Centro Ricerca Piante Officinali 

per qualsiasi ulteriore info:

Commenti

  1. Vorrei essere contattato da un coltivatore di questa pianta.
    Grazie
    Salvo 3337309836

    RispondiElimina
  2. Vorrei essere contattato da un coltivatore di questa pianta.
    Grazie
    Salvo 3337309836

    RispondiElimina
  3. Vorrei essere contattato da un coltivatore di questa pianta.
    Grazie
    Salvo 3337309836

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Allergia al Nichel Naturopatia Medicina Naturale

Tingere colorare i tessuti