AGRICOLTURA SOLIDALE - SOCIALE - ORTI DI CITTA'





AGRICOLTURA SOLIDALE - ORTI DI CITTA'  Montebelluna



Promosso dall’associazione Verde Utopia, è stato presentato un orto a gestione collettiva realizzato, in via Santa Caterina da Siena, in un’area pubblica messa a disposizione dall’amministrazione comunale.

Su un’area di 8800 metri quadrati concessa dal Comune, trovano spazio numerosi cumuli (circa 450 metri lineari di coltivazione) dove sono state piantate oltre 50
specie tra ortaggi e fiori. A circondare l’area, accanto alla quale scorre un tratto di Brentella, una ricca selezione di piante: 70 frutti di bosco, 60 alberi da frutto, 50 piantine da siepe.

“E’ un grande giorno – spiega il presidente dell’associazione Verde Utopia, Denis Padoin – perché si realizza un progetto che fino qualche tempo fa sembrava davvero un’utopia. Ora la sfida continua per far sì che il numero dei soci aumenti e che quanto seminato dia buoni frutti”. (sopra visione aerea dell'orto solidale di Montebelluna)

AGRICOLTURA URBANA

consiste nel coltivare, trasformare e distribuire il cibo all'interno di contesti urbanizzati o peri-urbani, come città, villaggi…
Questo tipo di attività agricola contribuisce alla sicurezza alimentare essenzialmente in sei modi:
1.    incrementando la disponibilità di cibo garantito nella qualità e nel tipo di coltivazione per gli abitanti della città;
2.    mettendo ortaggi, frutta… a disposizione dei consumatori urbani con una filiera breve;
3.    dando ai cittadini la possibilità di andare direttamente “in campo” a vedere, scegliere la verdura che poi porteranno nella propria tavola,
4.    riunendo in comunione progetti, esperienza, talenti e sensibilità per un’alimentazione
democratica aperta a tutti;
5.    evidenziando come l’orto ed il coltivare  possa essere un metodo sociale ed un percorso didattico destinato in modo particolare alle nuove generazione;
6.    riaffermando che la possibilità d’un nuovo modo di coltivare il “proprio cibo” è possibile in un rapporto dinamico tra l’abitare in città e vivere in città senza essere separati dalla natura.

Nel Mondo
  • 50% della popolazione mondiale vive in aree urbane.
  • 800 milioni di persone sono coinvolte nell'agricoltura urbana in tutto il mondo e contribuiscono al sostentamento della popolazione urbana.

  • I cittadini a basso reddito spendono tra il 40% e il 60% del loro reddito annuale in cibo.
  • Agricoltura in  città

Il ritorno alla coltivazione dell’orto anche in città è un fenomeno recentissimo in Italia, mentre alla fine del 1800 era un elemento che caratterizzava molte città italiane (vedi Roma) dove gli orti erano parte importante del paesaggio urbano.
Un altro elemento su cui è basato l’abbandono e quindi la “guerra all’orto di città” è stata riaffermata dalla moderna urbanistica  con la convinzione di molti architetti (principalmente Le Corbusier), che le sorti e i destini della città e delle persone che lavorano dentro di essa, fossero autonomi e distinti da quelli della campagna.
In Italia il minimo storico della coltivazione amatoriale dell’orto è stato raggiunto negli anni sessanta e Settanta, come la conseguenza del disprezzo per ogni forma di economia domestica, imposto dalla cultura industriale e urbana che “imponeva” ai cittadini il ruolo di consumatori.

La coltivazione di orti all’interno delle città era una vera anomalia, una stranezza, ed era sempre guardata con sospetto ed avversione: l’orto in città divenne simbolo di una condizione sociale ed economica inferiore… mentre sia i politici sia gli “architetti” puntavano a mega quartieri operai con “casermoni” super popolati.
La città era ed è considerata luogo da centri commerciali, da parchi di divertimento o al massimo per parchi  e giardini cortesi (ludici) ma non per orti…considerando “l’orto in città” un elemento di
degrado paesaggistico.
Dobbiamo aspettare la crisi economica dei primi anni 80 per assistere alla rinascita dell’interesse per la coltivazione dell’orto come elemento di riequilibrio dell’economia familiare.
Orti Sociali … gli orti senza casa.
Alla base della coltivazione amatoriale dell’orto e dell’orto sociale non è tanto la necessità di fare economia ma il desiderio di “sapere cosa si mangia” e di mettere in forma collettiva sia il lavoro sia una nuova cultura che metta in rapporto diretta la “terra” con il cibo che mangiamo.
Gli “orti senza casa”, sono degli orti creati all’interno del tessuto urbano, che non appartengano a chi li coltiva, ma sono proprietà di associazioni o delle amministrazioni comunali ed assegnati a coltivatori non professionisti. 

Il fenomeno nasce a Lipsia, in Germania, verso la metà del XIX secolo, con i kleingarten riservati ai bambini, ma trova il suo aspetto più interessante nei jardins ouvriers francesi. 
Monsignor Jules Lemire ed i giardini operai
I jardins ouvriers (giardini operai) sono un fenomeno nato alla fine dell’Ottocento dall’attività di Monsignor Jules Lemire. Egli fu non solo uomo di chiesa, ma anche professore e uomo politico di grande statura. Durante i suoi trentacinque anni di mandato alla Camera dei Deputati ottenne molte riforme per la protezione per gli operai e i lavoratori. Nel 1899 chiese l’istituzione del Ministero del Lavoro, che fu costituito nel 1906. Nel 1896 fondò la Ligue Française du Coin de Terre e du Foyer (divenuta in seguito Fédération Nationale des Jardins Familiaux), che aveva come scopo  di favorire l'accesso degli operai alla proprietà della casa.
 L’intento di Monsignor Lemire non era unicamente materiale, ma anche morale: coltivare l’orto era non solo una risorsa economica ed alimentare, ma anche un modo sano e retto di passare il proprio tempo libero in compagnia della propria famiglia, a contatto con la natura e al riparo della tentazione dell’ alcolismo, allora molto diffuso.
La filosofia del jardin ouvrier è sintetizzata nel famoso motto dello stesso Lemire: “Il giardino è il mezzo, la famiglia è lo scopo”.

Voltaire, Petrarca, Manzoni, Calvino, e molti altri, erano appassionati giardinieri ed orticoltori. Francesco Bacone nel suo “Sui giardini” sostiene che il giardinaggio è il più puro dei piaceri, e Kant lo pone tra le arti maggiori.

Anche Hesse fu un giardiniere paziente e costante ed il giardino fu fonte di ispirazione poetica per la sua opera, come testimonia la poesia 

“Il sogno del giardiniere”.

Cosa nasconde nella scatola magica la fata dei sogni?
Anzitutto una montagna del miglior concime!
Poi un sentiero dove non crescono le erbacce,
un paio di gatti che non divorano gli uccelli.
Polvere poi, che appena sparsa sulle zecche
Trasforma le foglie in un fiorir di rose,

inoltre robinie nel palmeto
da dove trarre un copioso raccolto.
O fata, fa’ che per noi l’acqua scorra
Ovunque abbiamo piantato e seminato;
donaci spinaci che non mettano i fiori
ed una carriola che da sé si muova!
E ancora: un veleno efficace per i topi,
stagioni incantate invece di grandine insidiosa,
dalla stalla a casa un piccolo ascensore
ed ogni sera una schiena nuova.

ORTI SINERGICI  L’ARTE DI COLTIVARE LASCIANDO FARE
ALLA TERRA

L' Orto Sinergico è un metodo elaborato dall' agricoltrice spagnola Emilia Hazelip, riconducibile agli ideali della Permacultura, cultura che sostiene la coltura permanente ed eterna, in quanto auto-rigenerativa e quindi inesauribile. 

L’agricoltura tradizionale utilizza metodi di coltivazione che tendono a isolare le piante artificialmente e a disporle in filari che sfruttano lo spazio al massimo, coltivando intensivamente un’unica coltura; si scava e si modifica il terreno, si utilizzano fertilizzanti sulle piante per incrementare la crescita, diserbanti sulle piante indesiderate, pesticidi contro insetti e parassiti ritenuti potenzialmente dannosi.
Il tutto in un ordine mentale e fisico totalmente innaturale e mai presente in natura, dove ogni essere vivente è in simbiosi che tutto ciò che “vivente lo circonda”. 
Le piante crescendo e vivendo nel suolo creano spontaneamente un proprio microambiente ed un suolo più fertile, grazie a residui organici ed attività chimica, inoltre la terra, oltre che dalle piante, è resa fertile anche da vari microrganismi, batteri,lombrichi,funghi.  
L’agricoltura sinergica promuove meccanismi di auto fertilità
del terreno, senza arature né concimi, ma facendo attenzione ad associare le piante secondo alcuni semplici accorgimenti. Nell’orto sinergico le piante perenni convivono con le piante stagionali, la stessa pianta è presente contemporaneamente in diversi stadi, anche decomposta a nutrire altri esemplari in fiore. 
La copertura dell’ ortosinergico (pacciamatura) è naturale,  composta da paglia, foglie secche, canne, carta, segatura e simili, e serve a stimolare processi di auto aerazione e auto fertilizzazione; gli organismi naturalmente presenti nel terreno vengono considerati come importanti spie dello stato del suolo e integrati nella coltivazione per ottenere il massimo  sviluppo agricolo secondo il principio della sinergia.
I principi dell'agricoltura sinergica sono: 
non arare né zappare 
non compattare il suolo
non concimare

piantare e seminare insieme almeno tre specie diverse di piante. 

Per avere la sinergia ottimale di solito si seminano insieme:
1) almeno una LEGUMINOSA come i ceci, le lenticchie, i fagioli, i piselli.
Le leguminose, tramite un batterio che cresce nelle loro radici, hanno la capacità di fissare l’azoto atmosferico nel suolo, principale nutrimento di tutte le piante.
2) almeno una LILIACEA come l' aglio, la cipolla, il porro, lo scalogno, che per le loro caratteristiche chimico-biologiche hanno la facoltà di tenere lontani i batteri.  
3) almeno una verdura comune al centro della zona seminata, mantenendo una giusta distanza minima tra le piante affinché  non si ''soffochino'' reciprocamente. 


Sarebbe opportuno coltivare anche dei fiori nella stessa zona seminata: 
la Calendula ha una potente attività antibatterica,
il Piretro ed il Nasturzio tengono invece lontane le formiche…
(Vedi a piè pagina tabella).

Le Erbe Spontanee (classicamente chiamate ''erbacce'') possono aiutare a trattenere umidità nel suolo con le loro radici e sono da rimuovere (a mano e generalmente senza sradicare completamente) e sfoltire solo quando la loro presenzarischia di soffocare le piantine in fiore o di metterle in ombra. 

ASSOCIAZIONI DI PIANTE 
Ecco alcuni esempi di consociazione in agricoltura ovvero come alcune piante possano trarre beneficio dalla vicinanza con altre o come sia meglio in alcuni casi tenere lontane le colture:
- Aglio Contribuisce alla crescita e alla salute di rose e lamponi.
- Basilico migliora gusto e sviluppo dei pomodori. Respinge mosche e zanzare. Tenere lontano dalla ruta.
- Camomilla Ottima la consociazione con cavoli e cipolle: ne migliora il gusto e lo sviluppo.
- Dragoncello Utile in tutto l'orto.
 - Erba cipollina Consociabile alle carote: ne migliora il gusto e lo sviluppo.
 Finocchio selvatico Tenere lontano dall'orto. La maggior parte delle piante non ne apprezza la vicinanza.
- Maggiorana Migliora il profumo delle piante.
- Melissa Migliora il sapore e lo sviluppo dei pomodori.
- Menta Migliora il gusto e lo sviluppo di cavoli e pomodori. Tiene lontana la farfalla cavolaia.

- Mentuccia Tiene lontana l'altica.
- Nasturtium E' molto utile ai ravanelli, ai cavoli e a tutte le cucurbitacee. seminato sotto gli alberi da frutto tiene lontani gli afidi e altri insetti.
- Petunia Protegge i fagioli dagli insetti.
- Rosmarino Consociabile con cavoli, fagioli, carote e salvia. Tiene lontane la cavolaia,la mosca delle carote e l'epilachna. 
- Salvia Consociabile con rosmarino, cavoli 
e carote ma non con i cetrioli. -
- Tagette E' una delle piante più attive nella lotta agli insetti.
- Timo il suo odore tiene lontano la cavolaia.
- Valeriana Va bene ovunque nell'orto.



in primo piano  a foglia grigia SENECIO in secondo piano a centro-destra Origanum Majorana
 
In primo piano Borrago officinalis
In primo piano Ocimum Basilicum



Promosso dall’associazione Verde Utopia, è stato presentato il grande orto a gestione collettiva realizzato a sud di Villa Bertolini, in via Santa Caterina da Siena, in un’area pubblica messa a disposizione dall’amministrazione comunale.
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“Un labirinto in cui ritrovarsi”, ha definito così il sindaco di Montebelluna, Marzio Favero, l’innovativo progetto “Orti solidali” inaugurato sabato 6 giugno in città.
Promosso dall’associazione Verde Utopia, è stato presentato il grande orto a gestione collettiva realizzato a sud di Villa Bertolini, in via Santa Caterina da Siena, in un’area pubblica messa a disposizione dall’amministrazione comunale.
Un progetto complementare rispetto ai più noti orti urbani che prevedono l’assegnazione di un pezzo di terreno ad ogni singolo soggetto. Qui non vi è alcuna suddivisione e la coltivazione avviene in maniera comunitaria.
Al taglio del nastro, oltre al presidente dell’associazione Verde Utopia, Denis Padoin, e al sindaco, erano presenti i soci che hanno per ora aderito al progetto – circa una quarantina – il presidente di Cittadini volontari, Lucio Vendramin, l’agronomo Mauro Flora che ha supervisionato l’avvio del progetto ed i consiglieri di maggioranza Daniele Martin e Sergio Zanella.
Su un’area di 8800 metri quadrati concessa dal Comune, trovano spazio numerosi cumuli (circa 450 metri lineari di coltivazione) dove sono state piantate oltre 50 specie tra ortaggi e fiori. A circondare l’area, accanto alla quale scorre un tratto di Brentella, una ricca selezione di piante: 70 frutti di bosco, 60 alberi da frutto, 50 piantine da siepe.
Il supporto del comune si è concretizzato anche nel partenariato, accanto alla cooperativa Vita e lavoro e all’Auser, per la partecipazione, attraverso Cittadini volontari, al bando promosso dal Coordinamento trevigiano delle associazioni. Grazie alla partecipazione, l’associazione ha ottenuto un finanziamento di circa 6000 euro, utili per l’avvio dell’orto.
“E’ un grande giorno – spiega il presidente dell’associazione Verde Utopia, Denis Padoin – perché si realizza un progetto che fino qualche tempo fa sembrava davvero un’utopia. Ora la sfida continua per far sì che il numero dei soci aumenti e che quanto seminato dia buoni frutti”.
“Oggi abbiamo la dimostrazione che l’aver rifiutato la logica dell’out out a favore di una scelta ‘et et’ si è rivelata felice – ha commentato il sindaco Marzio Favero -. Gli orti urbani e i neonati orti solidali possono convivere in città. Il risultato è sotto gli occhi di tutti ed oltre essere molto gradevole alla vista, esprime anche un concetto di solidarietà dal triplice significato. Questo luogo riscopre il senso di comunità e condivisione, quanto mai di valore in questi tempi di crisi; è un progetto attento a chi soffre di disabilità, avendo previsto l’accessibilità anche a chi è portatore di handicap e sostiene chi è in difficoltà, offrendo il raccolto in eccedenza alle famiglie in difficoltà attraverso l’associazione Nessuno escluso”.
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Foto: Domenica 7 giugno 2015 - Montebelluna TV

  Cordiali Saluti
Centro Ricerca Piante Officinali Veneto
Scuola di NHaturopatia Hermete - Sophia






















“Un labirinto in cui ritrovarsi”, ha definito così il sindaco di Montebelluna, Marzio Favero, l’innovativo progetto “Orti solidali” inaugurato sabato 6 giugno in città.
Promosso dall’associazione Verde Utopia, è stato presentato il grande orto a gestione collettiva realizzato a sud di Villa Bertolini, in via Santa Caterina da Siena, in un’area pubblica messa a disposizione dall’amministrazione comunale.
Un progetto complementare rispetto ai più noti orti urbani che prevedono l’assegnazione di un pezzo di terreno ad ogni singolo soggetto. Qui non vi è alcuna suddivisione e la coltivazione avviene in maniera comunitaria.
Al taglio del nastro, oltre al presidente dell’associazione Verde Utopia, Denis Padoin, e al sindaco, erano presenti i soci che hanno per ora aderito al progetto – circa una quarantina – il presidente di Cittadini volontari, Lucio Vendramin, l’agronomo Mauro Flora che ha supervisionato l’avvio del progetto ed i consiglieri di maggioranza Daniele Martin e Sergio Zanella.
Su un’area di 8800 metri quadrati concessa dal Comune, trovano spazio numerosi cumuli (circa 450 metri lineari di coltivazione) dove sono state piantate oltre 50 specie tra ortaggi e fiori. A circondare l’area, accanto alla quale scorre un tratto di Brentella, una ricca selezione di piante: 70 frutti di bosco, 60 alberi da frutto, 50 piantine da siepe.
Il supporto del comune si è concretizzato anche nel partenariato, accanto alla cooperativa Vita e lavoro e all’Auser, per la partecipazione, attraverso Cittadini volontari, al bando promosso dal Coordinamento trevigiano delle associazioni. Grazie alla partecipazione, l’associazione ha ottenuto un finanziamento di circa 6000 euro, utili per l’avvio dell’orto.
“E’ un grande giorno – spiega il presidente dell’associazione Verde Utopia, Denis Padoin – perché si realizza un progetto che fino qualche tempo fa sembrava davvero un’utopia. Ora la sfida continua per far sì che il numero dei soci aumenti e che quanto seminato dia buoni frutti”.
“Oggi abbiamo la dimostrazione che l’aver rifiutato la logica dell’out out a favore di una scelta ‘et et’ si è rivelata felice – ha commentato il sindaco Marzio Favero -. Gli orti urbani e i neonati orti solidali possono convivere in città. Il risultato è sotto gli occhi di tutti ed oltre essere molto gradevole alla vista, esprime anche un concetto di solidarietà dal triplice significato. Questo luogo riscopre il senso di comunità e condivisione, quanto mai di valore in questi tempi di crisi; è un progetto attento a chi soffre di disabilità, avendo previsto l’accessibilità anche a chi è portatore di handicap e sostiene chi è in difficoltà, offrendo il raccolto in eccedenza alle famiglie in difficoltà attraverso l’associazione Nessuno escluso”.
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